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Il dono della sobrietà, un giorno alla volta.

Fin da bambino sono stato attratto da cose di natura sessuale. Tuttavia, una particolare attrazione l’avevo per tutto ciò che era proibito, come spiare. Questo mi provocava una forte reazione. 

Con l’arrivo della pubertà e l’interazione con i miei coetanei, ho scoperto la masturbazione e le prime immagini pornografiche. Inizialmente, ho vissuto queste esperienze in modo goliardico e quasi come un gioco. Ma dentro di me, iniziavo a sentire che quei momenti erano essenziali e che dovevo ritagliarmeli: dovevano far parte della mia vita. 

Gradualmente, pornografia e masturbazione diventavano parte integrante della mia routine. Nonostante all’esterno fossi un ragazzo “normale”, sentivo il bisogno di ritagliarmi quei “miei momenti”, che si trasformavano in esperienze sempre più profonde con me stesso. Sapevo che questo comportamento era contro i principi della mia religione cattolica, ma pensavo di poter smettere quando volevo e in quel momento non volevo smettere. 

La vita prosegue con le prime esperienze sessuali ai tempi dell’università, la cosa è piacevole, interessante ed emotivamente coinvolgente ma una cosa rimane costante: i miei momenti con pornografia e masturbazione ogni qualvolta dovevo fare i conti con qualche “colpo” che la vita mi dava; come una rottura sentimentale, una delusione, un successo.

In questo periodo le cadute si fanno dolorose. Inizio a vedere che agire con la pornografia e masturbazione è una cosa non riesco a fare a meno di evitare. Se mi passa davanti alla vista qualcosa di sessuale o inizio a indugiare su qualche ricordo sessuale, inizia un loop che non riesco ad interrompere: il loop mi sottrae alla realtà, mi offre un immediato sollievo e rifugio dalla difficoltà e ostilità della vita, e poi culmina sempre nello stesso modo, con la pornografia e masturbazione. 

Mi laureo, con difficoltà, dato che mi trovavo ad agire ogni volta che ero sotto stress, da solo, annoiato o alle prese con qualcosa di difficile da risolvere, come la tesi finale. Inizio a lavorare, accettando quasi il primo posto che mi si presentò e anche li, non passa molto tempo prima di iniziare ad agire sul luogo di lavoro. 

Ogni caduta si fa più dolorosa: agisco quando, dove e come non voglio. Provo a smettere con tutti gli strumenti a disposizione ma non ci riesco. La situazione è fuori controllo. Esternamente, mantengo comunque i pezzi della vita insieme, anche grazie alle attività che svolgo in chiesa e la presenza di persone che mi vogliono bene. Ma nessuno sa della mia storia a parte qualche sacerdote che in confessione mi dice semplicemente di rialzarmi e continuare. E avevo una domanda: ma come è possibile che c’è un Dio di amore ma che non funziona? Dopo le mie mille preghiere di liberarmi dall’ossessione e dalla compulsione, ancora non mi ascolta. 

Tocco il fondo una mattina, quando mi alzo per fare una uscita domenicale con la mia ragazza di allora, ma sono esausto, perché ho passato gran parte della notte ad agire da solo con pornografia e masturbazione. Da un lato mi aspetta una bella giornata, con qualcuno che mi vuole bene e dell’altra sono distrutto dentro e fuori dalla stanchezza e non posso godermi quello che ho. 

Questo mi porta a chiedere aiuto ad un sacerdote dicendo non come le altre volte: “sono caduto, la prossima volta farò meglio, posso avere l’assoluzione?” Ma “non ce la faccio più! Questa non è vita!”. Quel sacerdote conosceva SA e mi mette in contatto con la fratellanza.

Passano diversi mesi di cadute, prima di trovare il coraggio per decidere di andare fisicamente ad un gruppo SA. Avevo paura di trovare persone problematiche, pericolose o anche disgustose: insomma quello che io pensavo di me stesso in quel momento. 

Mi decido poche ore prima della partenza e parto. Faccio tanti km per andare a quella prima riunione a Milano e invece trovo altro: uomini forti che hanno sofferto tanto ma che parlano con coraggio della loro debolezza e che ora sono tornati a riassaporare la vita mostrando addirittura una cosa che non vedevo da tempo: la gioia. 

Li incontro un membro di SA sobrio da più di 30 anni (30 anni! Io che non riuscivo a starci più di una settimana). Questo mi diede coraggio. A lui quindi chiedo: “cosa devo fare per ottenere lo stesso?” Mi dice: inizia a frequentare un gruppo e parti da lì. Lo feci, dopo trovai uno sponsor e poco dopo iniziai a lavorare i passi. 

I 12 passi di Alcolisti Anonimi lavorati sulla lussuria mi hanno fatto andare a fondo e toccare proprio quelle cose che ho voluto sempre evitare o procrastinare: ammettere i miei sbagli, tornare dalle persone che avevo ferito, verso cui avevo nutrito risentimento, da cui scappavo con la mente e col corpo. 

Con i passi ho iniziato ad assumermi le responsabilità che mi spettavano. I passi mi stanno rendendo più uomo. 

Col tempo sto scoprendo che come dice il libro bianco “la lussuria è la forza che sta dietro l’agire le nostre pulsioni sessuali”. A causa dell’agire nella lussuria mi sono raccontato mille volte la bugia che sessualità è uguale a pornografia e masturbazione. Che se c’è una cosa sessuale o mi ci devo perdere completamente dentro o la devo considerare un male assoluto e reprimerla. In questo modo ho distorto e perso il significato vero e originario della sessualità che invece può essere molto bello se, come dice la definizione di sobrietà, è vissuto nel contesto e nella modalità giusta.

Da quel giorno a Milano non devo più agire nella lussuria. Sono passati 6 anni ad oggi che sto scrivendo. E non posso essere più grato al Potere Superiore, alla fratellanza di SA e ai dodici passi.